Apparentemente nessuna novità: Flytrin rimane un ottimo concentrato emulsionabile a base di Permetrina al 6%.
Tuttavia, l’obiettivo che il reparto R&S di Colkim da tempo sta perseguendo di apportare modifiche migliorative alle sue formulazioni storiche, aggiornandole alla luce delle nuove normative pur garantendone l’alta efficacia sempre avuta, continua anche con Flytrin. Infatti abbiamo lavorato su solventi e coformulanti al fine di rendere il formulato finale meno pericoloso: in etichetta si passa da 4 simboli a 2 e spariscono due frasi H (H304 – Può essere letale in caso di ingestione e di penetrazione nelle vie respiratorie e H318 – Provoca gravi lesioni oculari).

Quante volte nella nostra quotidianità sentiamo spesso parlare di “ecosistema”? Termine che solo al sentirlo pronunciare suscita in noi un certo fascino, ignari però dell’enorme complessità che si cela dietro il suo significato, difficilmente comprensibile a tutti noi che ne facciamo parte.

Al solo udirlo, la prima cosa che ci viene subito in mente è di associarlo alla natura, come di quell’ecosistema, per l’appunto naturale, che si forma senza l’intervento dell’uomo e che riesce a raggiungere il suo equilibrio ecologico in completa autonomia; ma non è l’unico!

L’uomo con la sua presenza e il suo operato ha creato un altro ecosistema, quello artificiale. La città ne è un esempio lampante, creata dall’uomo e in continua trasformazione per le innumerevoli variabili che di volta in volta intervengono, rendendo il contesto urbano molto ricercato da diversi organismi.

L’uomo ha costruito nel corso degli anni ambienti di vita in base esclusivamente alle sue esigenze, e continua a farlo, non considerando però che accanto alla popolazione umana esiste un’altra popolazione, quella animale composta da specie domestiche, che hanno accompagnato da sempre l’uomo nel suo cammino evolutivo, e da specie sinantropiche che frequentano abitualmente gli ambienti da lui creati.

Questo connubio genetico è alla base della creazione di situazioni di sovraffollamento che “viaggiano” parallelamente con il processo di urbanizzazione e che inducono queste popolazioni ad adattarsi necessariamente a questi nuovi spazi e a modificare drasticamente il loro comportamento alimentare e riproduttivo.

Il titolo di questo sesto articolo della rubrica potrebbe sembrare a primo impatto inappropriato se si considera che il filone fino adesso perseguito ha riguardato principalmente la descrizione di alcune specie di insetti infestanti del verde ornamentale, che pur non essendo tipicamente urbane sono comunque abituali frequentatori di tali ambienti in alcuni periodi dell’anno. Vi sembrerà altrettanto strano il concetto adoperato per introdurre un’altra categoria di insetti che per fama sono considerati una delle specie sinantropiche per eccellenza: mi riferisco naturalmente alle blatte!

A questo punto, come direbbe un vecchio giornalista, la domanda nasce spontanea: che c’entrano allora le blatte con le piante?

Ebbene, va considerato che accanto alle specie cosiddette sinantropiche, che conosciamo molto bene per il tanto temuto elevato potenziale di rischio igienico-sanitario (Blatta orientalis, Periplaneta americana, Blattella germanica, Supella longipalpa, Polyphaga aegyptiaca, quest’ultima presente nelle regioni meridionali), esistono alcune specie delle quali si conosce poco o nulla che frequentano invece gli ambienti prevalentemente naturali, trovandosi spesso a ridosso del confine con il contesto urbano. Questa inevitabile vicinanza le porta a frequentare occasionalmente le città e le aree rurali, portandole ad essere confuse con quelle nostrane, diventando così facile bersaglio per il disinfestatore che è chiamato ad intervenire.

Prima però di fornire una breve descrizione di alcune di loro, è importante non dimenticare mai che le specie di blatte “urbane” e non, indipendentemente dalla famiglia di appartenenza, provengono tutte dagli ambienti naturali, con la sola differenza che alcune di loro hanno seguito un profilo evolutivo diverso che le ha portate ad adattarsi perfettamente alle città e a colonizzarle, mentre la restante parte è rimasta stanziale nel suo habitat originario. Di quest’ultime annoveriamo la specie Loboptera decipiens e il genere Ectobius spp. (Ectobius vittiventris, Ectobius pallidus, Ectobius lapponicus, ecc.).

La Loboptera decipiens è una blatta appartenente alla famiglia Blattellidae, estremamente prolifica, di piccole dimensioni (raramente supera i 10 mm di lunghezza) e sprovvista di ali in entrambi i sessi. Presenta una livrea lucida con il corpo interamente orlato di giallo. Vive generalmente nascosta sotto i sassi, le foglie in stato di decomposizione, le cortecce degli alberi, e comunque in quegli ambienti naturali caratterizzati da un microclima caldo e umido.

Adulto di Loboptera decipiens (fonte: www.naturamediterraneo.com)

 

Le specie del genere Ectobius, presenti nella maggior parte dell’Europa, in Africa e in Asia, raggiungono invece dimensioni tra i 6 e 12 mm circa di lunghezza (le femmine sono più grandi dei maschi), con corpo di colore prevalentemente marrone o giallastro con margine più chiaro. Sotto certi aspetti assomigliano molto alla Blattella germanica, inequivocabilmente distinguibile per la presenza di due strisce longitudinali nere sul pronoto. Le femmine sono dotate di ali corte, a differenza dei maschi che invece presentano ali più lunghe che ricoprono l’intero addome. Le ooteche una volta prodotte vengono disperse nell’ambiente. Tutte le specie appartenenti alla famiglia Ectobiidae, sono fitofaghe e detritivore e pertanto è possibile rinvenirle sulla vegetazione, in particolar modo sulle foglie secche, erbe e cespugli.

 

Adulto di Ectobius vittiventris (fonte: www.insettieanimali.altervista.org)

 

Adulto di Ectobius lapponicus (fonte: bugguide.net)

 

L’attività riproduttiva di questa categoria di blatte è in stretta relazione con l’andamento climatico delle stagioni, con picchi di attività nei periodi primaverili-estivi, a differenza dei loro parenti “urbanizzati” che vivendo invece in ambienti chiusi dove le condizioni microclimatiche artificiali al loro interno vengono mantenute pressoché costanti non risentono affatto dell’incidenza della rotazione stagionale e di conseguenza il loro tasso riproduttivo rimane più o meno invariato con piccole eccezione nei periodi particolarmente freddi.

La presenza assolutamente occasionale di queste specie di blatte “non urbane” non dovrebbe in alcun modo allarmare gli abitanti delle case né tanto meno scomodare il disinfestatore che ha ricevuto la segnalazione. D’altro canto, è plausibile che il privato, non essendo del settore, non riesca facilmente a distinguere se ci si trova di fronte a blatte nostrane o a quelle provenienti dalla vegetazione esterna circostante. Ciò che invece il disinfestatore dovrà essere in grado di fare, e con estrema professionalità, è di distinguere tra le due diverse tipologie di blatte e nel caso tranquillizzare il suo cliente dell’assenza di rischio igienico-sanitario.

Abbastanza di frequente capita di intervenire ugualmente nei confronti di questi insetti mediante l’utilizzo di prodotti insetticidi o esche in gel, con la convinzione di poterli controllare. Ma la realtà è completamente diversa; queste occasionali blatte non si lasciano assolutamente attrarre dagli ingredienti alimentari utilizzati come attrattivi all’interno delle esche in gel, né tantomeno sortiscono l’effetto desiderato nei confronti dell’intera popolazione pseudo-infestante a causa della loro ridotta socialità. Pertanto, parlare di un vero e proprio controllo in fin dei conti è una gran forzatura!

Questo è uno dei casi, a mio modesto parere, in cui tentare di preservare una o più specie di per sé innocue semplicemente allontanandole invece che ucciderle, non è poi una cosa del tutto impossibile da attuare. Se provassimo solo per un attimo a tenere in considerazione un particolare aspetto del loro comportamento, e cioè quello di non contaminare con le proprie feci e sostanze sgradevoli i substrati alimentari che incontrano durante il loro “cammino” (come per esempio nel gen. Ectobius), cosa che invece le blatte sinantropiche effettuano regolarmente rendendo immangiabili gli alimenti e innalzando il potenziale rischio igienico-sanitario, sarebbe plausibile vederle un po’ meno ripugnanti ai nostri occhi?

L’uomo ha un’innata capacità di discernere ciò che è buono da ciò che non lo è ma, purtroppo, in alcune situazioni dove la paura e il disgusto prendono il sopravvento, la lucidità rende appannata questa nostra peculiarità che ci porta inevitabilmente a fare di “tutta l’erba un fascio” come nel caso di queste particolari specie che rimangono comunque delle blatte…naturalmente!

 

Viste le proprie attività, Colkim riconosce la propria influenza sull’ambiente e sul territorio circostante e, consapevole di tale posizione e delle proprie responsabilità, ha deciso di assumere un ruolo attivo nei confronti della tutela dell’ambiente dotandosi di un Sistema di Gestione Ambiente tale da consentire la riduzione dei principali impatti ambientali, integrando questi aspetti in tutte le proprie attività. La salvaguardia del territorio diventa una vera e propria priorità per Colkim, che si impegna a implementare un sistema di gestione volto al miglioramento continuo delle proprie prestazioni. Per perseguire questo obiettivo, Colkim si impegna a:

  • Rispettare e garantire, per le proprie attività, la piena conformità alle disposizioni legislative previste dalla normativa comunitaria, nazionale e regionale;
  • Rispettare e garantire, per le proprie attività, le prescrizioni autorizzative e agli accordi volontari sottoscritti con enti pubblici e privati;
  • Introdurre, ove possibile, le migliori tecnologie disponibili a costi economicamente sostenibili, al fine di ridurre i consumi di risorse naturali e di materie prime e di contenere gli scarichi idrici, le emissioni in atmosfera e la produzione di rifiuti;
  • Ottimizzare i processi e le attività attraverso la predisposizione e divulgazione di specifiche procedure che rendano il più possibile omogeneo il comportamento e la gestione delle attività, al fine di contribuire con miglioramento continuo al conseguimento degli obiettivi aziendali anche in ottica di tutela ambientale;
  • Assicurare la comunicazione interna favorendo il pieno coinvolgimento, la sensibilizzazione e la responsabilizzazione di tutto il personale sui temi e sugli obiettivi ambientali ed energetici;
  • Coinvolgere, laddove sia possibile, i fornitori e i partner commerciali nelle proprie attività aventi effetti significativi sull’ambiente e informare circa la propria strategia commerciale legata a criteri di eco-sostenibilità nell’acquisto di beni e servizi;
  • Fornire la massima trasparenza nelle comunicazioni in materia di gestione ambientale verso le parti interessate, gli organi di controllo e le istituzioni locali, soprattutto in merito ai rischi potenziali per il territorio circostante delle attività aziendali;
  • Rispondere con rapidità ed efficacia alle eventuali emergenze che dovessero insorgere durante lo svolgimento delle attività, collaborando con gli enti istituzionali competenti.

 

Tra le novità del nostro catalogo 2018 spicca VectoMax® FG, la soluzione biologica per il trattamento larvicida.VectoMax® FG è un larvicida biologico di ultima generazione sviluppato attraverso la tecnologia BioFuse™; la formulazione e il processo di produzione sono brevettati e combinano i due principi attivi, a base di Bacillus thuringiensis subsp. israelensis (ceppo AM65-52) e Bacillus sphaericus (ceppo ABTS-1743), all’interno di ogni singola microparticella. Quando le larve di zanzara ingeriscono le particelle di VectoMax® FG, assumono una dose di entrambe le tossine in un rapporto attentamente selezionato.

Larvicida BIOLOGICO in granuli specifico per il controllo delle larve di zanzare.

VANTAGGI

Rapidità d’azione: i risultati possono essere valutati rapidamente in campo, controllo residuale (fino a 8 settimane) su diverse specie di zanzare. Può essere impiegato in presenza di acque pulite e/o inquinate. Azione specifica contro le larve di zanzare. Innocuo per l’uomo e gli organismi acquatici.

INSETTI BERSAGLIO

VectoMax® FG è un insetticida BIOLOGICO, ad azione residuale, che agisce per ingestione contro la maggior parte delle larve di zanzare appartenenti ai Generi AedesAnophelesCulexArmigeresCulisetaPsorophoraUranothaenia
Ochlerotatus.

DESTINAZIONE D’USO

Acque correnti (fossi e canali), lagune, stagni, acque di marea e paludi salmastre, bacini artificiali e naturali, acque di risaia, acque reflue, acquitrini e pozzanghere del sottobosco o da neve disciolta o travasi temporanei (inondazioni, irrigazioni), fosse settiche. VectoMax® FG può essere impiegato anche per il controllo delle larve di zanzare nei depositi di smaltimento/riciclaggio degli pneumatici e per il trattamento delle caditoie stradali. La forma, dimensione e densità dei granuli riducono la possibilità di deriva e consentono una buona penetrazione del prodotto in presenza di densa vegetazione.

Riprendendo il discorso dal punto 5.6, continuiamo a guardare sempre meglio nel dettaglio i punti salienti di questa 16636.

5.6 Definire il piano di gestione e controllo delle infestazioni

In questo punto della norma viene specificato, con buona evidenza, come deve essere gestito il rapporto con il cliente successivamente alle valutazioni del caso effettuate attraverso i precedenti punti dal 5.1 al 5.5. Nel 5.6 viene affrontato il discorso del PIANO DI GESTIONE e dei diversi scenari che possono presentarsi al PCO dopo la sua valutazione e che possono, poi, avere un importante impatto sulla strategia proposta.

In particolare, gli scenari che possono presentarsi sono 3:

  • Scenario 1:
    1. Nessuna presenza di parassiti
    2. Condizioni dell’ambiente valutato: non favorevoli per la proliferazione di parassiti

Consigliato monitoraggio continuo per mantenere i risultati della diagnosi

  • Scenario 2:
    1. Nessuna presenza di parassiti
    2. Condizioni dell’ambiente valutato (interno e/o esterno): tali da poter stabilire una possibile infestazione.

Il PCO in questo caso deve poter dare consigli sulla struttura e sulla costruzione (PEST PROOFING), sulle condizioni igienico sanitarie prevalenti e sull’ambiente, su azioni per formare e sviluppare il comportamento del cliente, sui metodi di diretto controllo dei parassiti all’esterno e nelle immediate vicinanze.

  • Scenario 3
    1. Presenza di parassiti

Il PCO in questo caso deve poter utilizzare tutte le attività viste nello scenario 2 e in più deve seguire i principi di gestione integrata dei parassiti e mettere in atto strategie specifiche per il loro controllo, ad esempio: modifica dell’habitat, controllo biologico, fisico o chimico, tenendo conto dei diversi rischi per l’ambiente per le contaminazioni di suolo e acque e per i rischi di avvelenamento primario e/o secondario.

[figure coinvolte: Responsabile tecnico, Operatore sul campo]

5.7 Proposta formale al cliente

La proposta formale al cliente, si deve basare sulla analisi di tutti i punti precedenti al fine di poter esporre in maniera logica e sequenziale la strategia di controllo delle infestazioni.

Gli elementi a corredo di questa proposta devono riguardare la definizione del rischio di infestazione, l’identificazione dei parassiti e dei luoghi più a rischio, nonché le possibili vie di ingresso e proliferazione. Devono essere forniti al cliente tutti i ragguagli riguardanti le strategie di controllo proposte e i servizi di follow up (es. monitoraggio), oltre a tutte le informazioni di carattere tecnico rilevanti per eventuali misure di correzione ambientale urgente.

La proposta deve essere corredata da un preventivo da far firmare al cliente per approvazione e accettazione.

La norma, nell’ultimo capoverso indica quali sono i punti che devono essere registrati per iscritto per la fornitura di un servizio in conformità alla 16636.

5.8 Fornire il servizio concordato

Il PCO deve fornire un servizio selezionando un adeguato:

  • metodo di controllo appropriato (principio attivo e formulazione);
  • metodo applicativo
  • metodo di immagazzinaggio e trasporto

5.9 Gestione dei rifiuti

Viene indicato che lo smaltimento dei rifiuti derivanti dalle operazioni del PCO devono essere smaltite seguendo la legislazione e i codici di condotta, ma non viene data alcuna specifica ulteriore.

I successivi punti della sezione 5 della norma, ovvero il 5.10.1 al 5.10.2 intendono dare indicazione su quelli che sono i documenti da utilizzare durante il servizio, documenti ad uso interno e documenti ad uso esterno (per il cliente) con la specifica delle informazioni che dovrebbero essere riportate in ciascuno di essi:

  • indicazione del nome del cliente, data, ora, tipo di servizio fornito, nome del prodotto utilizzato, quantità e area di applicazione, azioni correttive e preventive raccomandate al cliente (registro interno);
  • indicazione del PCO, nome e indirizzo del cliente, conferma del servizio fornito, date e orari di fornitura del servizio, raccomandazioni sulle azioni che il cliente deve compiere per prevenire una ripresa della infestazione e periodo di rientro nell’area trattata (Rapportino di servizio)

Gli ultimi due punti del capitolo 5 della norma riguardano la conferma dell’efficacia del servizio (5.11) nel quale il PCO deve indicare, assumendosene le responsabilità, che il servizio concluso è in linea con quanto concordato con il cliente, e il monitoraggio (5.12), ovvero la definizione di appropriate visite di sorveglianza (in contratti di servizio regolari) che assicurino la protezione dei beni del cliente.

Ad ogni visita il PCO deve registrare il risultato e confrontarlo con quelli che sono i limiti di sorveglianza imposti in modo da esplicitare al meglio l’andamento periodico delle infestazioni.

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