Vi ricordate l’articolo che avevamo pubblicato sulla nuova classificazione dei rodenticidi anticoagulanti?

Eccoci qui con le risposte:

1) Vi confermiamo che a partire dal 1° marzo 2018, tutti gli ordini di topicidi Colkim 50 ppm (principio attivo > 0,005%) verranno evasi con prodotti classificati conformemente al CLP, e riporteranno quindi la relativa classificazione in etichetta.
N.B. nel caso aveste a magazzino ancora qualche confezione di topicida non classificato, nessun timore, avete altri 6 mesi di tempo per utilizzarlo nei vostri servizi.

2) Siamo lieti di comunicarvi che sono disponibili anche i nuovi rodenticidi 25 ppm a base brodifacoum nelle formulazioni pasta fresca, blocchetti paraffinati da 10g e pellet micro!

Qui troverete le nuove Schede:

Nome commercialePrincipio attivoScheda di SicurezzaScheda Tecnica
BRODIM LIGHT PASTA Brodifacoum 0,0025% + Denatonio benzoatoSDSST
BROCUM LIGHT PELLET Brodifacoum 0,0025% + Denatonio benzoatoSDSST
BROCUM LIGHT BLOCCHI Brodifacoum 0,0025% + Denatonio benzoatoSDSST
BRODIM PASTA Brodifacoum 0,005% + Denatonio benzoatoSDSST
COLBROM PASTA Bromadiolone 0,005% + Denatonio benzoatoSDSST
COLDIF PASTA Difenacoum 0,005% + Denatonio benzoatoSDSST
BROCUM PELLET Brodifacoum 0,005% + Denatonio benzoatoSDSST
BROCUM PARAFFINATO Brodifacoum 0,005% + Denatonio benzoatoSDSST
DERATION PELLET Bromadiolone 0,005% + Denatonio benzoatoSDSST
DERATION PARAFFINATO Bromadiolone 0,005% + Denatonio benzoatoSDSST
RATKILL BLOX Difenacoum 0,005% + Denatonio benzoatoSDSST
RODIFEN SPEZZATO Difenacoum 0,005% + Denatonio benzoatoSDSST
RODIFEN FRUMENTO Difenacoum 0,005% + Denatonio benzoatoSDSST
RODIFEN AVENA Difenacoum 0,005% + Denatonio benzoatoSDSST

Le etichette sono disponibili nell’Area Clienti all’interno di ogni articolo.

Si svolgerà a Roma il 21 e 22 marzo 2018 presso l’Auditorium Antonianum (via Manzoni, 1) la X Conferenza Internazionale sulla disinfestazione sul tema “Disinfestazione 4.0: raccogliere la sfida”. L’evento è promosso da ANID con il supporto delle imprese fornitrici associate. Il nuovo scenario che gli indirizzi dell’economia globale stanno proponendo si concentra sulla competitività delle imprese, su un più ampio benessere sociale, su di un equilibrio ambientale sostenibile, sull’innovazione e la ricerca: rappresenta, in sintesi, una strategia complessiva di innovazione nella gestione delle Imprese e nel mercato.

Il settore della disinfestazione e derattizzazione da molti anni ha intrapreso la strada dell’evoluzione tecnica e metodologica, cui ha fatto riscontro una crescita della domanda del mercato privato di tutto rispetto, in decisa controtendenza, sia in termini quantitativi che di qualità. L’evoluzione degli operatori del Pest Control, in tutta Europa ma specialmente in Italia, è stata fondata sulla formazione ed aggiornamento dei propri addetti: è stata e continua ad essere una vera e propria evoluzione culturale.

Il Pest Control nazionale è quindi saldamente partecipe del processo industriale noto come “Piano Nazionale  Industria 4.0”, con ciò indicandosi le opportunità legate alla quarta rivoluzione industriale: ne condivide pienamente le linee guida principali e soprattutto le azioni indicate:

– investire per crescere
– premiare chi investe nel futuro
– accelerare l’innovazione
– dare valore ai beni immateriali

La X Conferenza nazionale mantiene aperta quella finestra sulla professionalità, la sperimentazione e l’innovazione nel panorama internazionale del Pest Control che ha raggiunto, negli ultimi anni, con grande impegno di ANID, un punto fermo con la pubblicazione dello Standard UNI EN 16636.

L’iscrizione alla X Conferenza Nazionale sulla Disinfestazione è da effettuarsi esclusivamente online sul portale ANID www.disinfestazione.org. Le iscrizioni sono aperte.

Molto spesso sentiamo parlare in maniera anche allarmante di cimici e della loro inquietante presenza in ambienti domestici e non solo. Frequenti segnalazioni di questo tipo tengono impegnati, per gran parte delle loro ore lavorative, i disinfestatori che con sapiente pazienza e professionalità si trovano a fronteggiare situazioni a volte anche molto complesse.

Se proviamo solo per un attimo ad immaginarci profani dell’argomento, all’udire il suono derivante dalla pronuncia del termine “cimice” potremmo essere percorsi da un leggero brivido di disgusto per la quasi inevitabile associazione “insetto-spia”, come di un qualcosa che si insinua in segreto nella nostra intimità contaminandola.

L’idea di attribuire un titolo così eccessivamente forte per identificare un gruppo di insetti parassiti appartenenti al numeroso Ordine degli Emitteri (o Rincoti) è nata a seguito della lettura di un articolo che racconta di uno spettacolare incidente avvenuto nella periferia di Novara, dove una donna era al volante della sua auto, quando ad un tratto una cimice fa il suo ingresso all’interno dell’autovettura procurando uno choc alla cinquantenne, facendole perdere il controllo. La vettura è finita contro un’altra auto parcheggiata a bordo strada e si è ribaltata. Fortunatamente la donna ne è uscita completamente illesa, ma porterà per sempre nella mente il ricordo della visione fatalistica dell’insetto e della sua conseguenza.

Al di là della loro cattiva reputazione, vengono chiamati comunemente cimici quegli insetti emitteri che appartengono al Sottordine degli Eterotteri. L’utilizzo di tale terminologia, in realtà, sarebbe poco appropriata se consideriamo che le vere e proprie cimici sono quelle appartenenti alla famiglia Cimicidae, come le ben note ed ematofaghe Cimici dei letti (Cimex lectularis), riconoscibili per le loro minute dimensioni e per la forma del corpo appiattito dal profilo tendenzialmente ovale ed oblungo. Accanto a queste, per estensione, vengono chiamate cimici anche molte delle specie fitofaghe che possiedono invece un rapporto trofico a spese di vegetali come ad esempio, e solo per citarne alcune, la Cimice del pomodoro (Nezara viridula), insetto dotato di elevata polifagia diffuso in tutto il territorio nazionale che provoca danni maggiori alle coltivazioni ortive, la Cimice verde (Palomena prasina), simile alla precedente ma che predilige come ospiti principali le piante di melo e pero situate in prossimità di zone boschive, la temuta Cimice asiatica (Halyomorpha halys), specie aliena che ha fatto la sua comparsa in Italia nel 2012 dove ha iniziato a diffondersi sul tutto il territorio nazionale affacciandosi alla ribalta delle nostre coltivazioni erbacee ed arboree, e tante altre…

Per comodità di trattazione e per rispettare il filone di questa nostra rubrica sui principali parassiti del verde ornamentale che occasionalmente invadono gli ambienti urbani, focalizzeremo ora la nostra attenzione su di un’unica specie, la Cimice dell’olmo (Arocatus melanocephalus).

Si tratta di un insetto ligeide legato principalmente alla presenza dell’olmo (Ulmus spp.), i cui adulti all’inizio della primavera depongono le uova all’interno dei fiori. Dalla loro schiusa, le neanidi si sviluppano e si alimentano a danno dei frutti, che nel caso specifico prendono il nome di samare. I primi adulti compaiono verso la fine di maggio e la loro principale “missione” è quella di ricercare immediatamente un rifugio dove ripararsi dal caldo estivo e soprattutto dove trascorrervi il restante periodo autunnale ed invernale. Questi insetti creano sulle piante ospiti danni trascurabili, mentre molto fastidiosa è invece la loro tendenza a frequentare ambienti tipicamente antropizzati, situati in prossimità delle piante di olmo,  alla ricerca di riparo. Infatti, oltre la parte sottostante della corteccia distaccata dalle piante, gli anfratti dei muri, i nidi di ragno abbandonati, gli adulti svernanti trovano riparo molto spesso nelle fessure delle imposte delle abitazioni attraverso le quali si introducono anche all’interno dei locali, andando ad occupare posti più impensati come: intercapedini dei muri, serramenti, mobili, biancheria stesa ad asciugare, ecc. La vista di questo inopportuno ospite associata alla ben nota e comune capacità delle cimici di emettere, da apposite ghiandole, una sostanza dall’odore sgradevole allo scopo di allontanare il potenziale pericolo crea nella maggior parte dei casi preoccupazione da parte degli abitanti delle zone infestate.

Cerchiamo ora di capire, tramite una brevissima descrizione morfologica, perché questo insetto è così tanto ripugnante nell’aspetto agli occhi di chi lo incontra.

Gli adulti di questa specie sono lunghi circa 6-7 mm e riconoscibili per la presenza del pronoto (porzione intermedia tra il capo nero e la restante parte del corpo) generalmente di colore rosso con due sottili linee nere oblique verso il centro e delle emielitre colorate anch’esse di rosso con macchie nere piuttosto allargate di forma tendenzialmente triangolare. Le rossi zampe presentano ciascuna una macchia nera localizzata nella parte distale del femore, mentre l’intero addome si presenta di colore rosso-aranciato. Piccole variazioni cromatiche tra individui della stessa specie sono abbastanza frequenti anche in virtù della presenza di alcune sottospecie.

Le forme giovanili, neanidi, sono molto somiglianti agli adulti con la sola differenza che possiedono una colorazione del corpo molto più semplificata, con capo e torace nero e addome rosso.

Adulto di Arocatus melanocephalus (fonte: www.floraitaliae.actaplantarum.org)
Neanide di Arocatus melanocephalus (fonte: www.technogreen.it)

Se da un lato la loro presenza può provocare in alcune persone stati di turbamento, va altresì considerato che non ci troviamo di fronte ad un insetto capace di pungere l’uomo, né tanto meno di veicolare importanti agenti patogeni. Oltretutto, il controllo delle loro popolazioni infestanti non richiede complesse misure di intervento.

Prima di tutto occorrerà ispezionare accuratamente i punti potenziali di colonizzazione della cimice, sia internamente che esternamente alle abitazioni (infissi, tapparelle, ecc.) e dove eventualmente rinvenire individui adulti svernanti da asportare manualmente. Successivamente si renderà necessario impedire le vie di accesso a questo invadente e sgradito ospite mediante sigillatura delle fessure di porte e finestre o, in alcuni casi, prevedere eventuale installazione di reti o zanzariere.

Riguardo ai trattamenti chimici sarebbe buona norma intervenire direttamente sul luogo di origine del problema, e quindi sulle piante di olmo, avendo cura di individuare il periodo ideale di intervento in modo da arginare sul nascere l’inizio di un’infestazione. Nello specifico, una volta individuate le piante da trattare che sono generalmente quelle adiacenti alle abitazioni, si potrà procedere con interventi insetticidi sulle chiome verso la fine di aprile per colpire gli adulti nella fase riproduttiva oppure nella seconda metà di maggio sui frutti caduti a terra per colpire le forme giovanili, mediante l’impiego di piretroidi di sintesi (deltametrina, permetrina e cipermetrina) in formulazioni registrate per il verde ornamentale. Trattamenti generalizzati sulla vegetazione nel periodo estivo sono praticamente inutili proprio per l’assenza del parassita in loco. Utili invece possono rivelarsi le potature invernali agli alberi con lo scopo di ridurre i potenziali ripari per l’emittero con effetti positivi sul contenimento delle popolazioni.

Nel caso in cui si dovrà necessariamente intervenire chimicamente anche all’interno dei locali, si consiglia in genere di ricorrere ad applicazioni localizzate con piretroidi in formulazione acquosa o con prodotti a base di etofenprox, che come abbiamo già accennato nel precedente articolo, è un principio attivo piuttosto recente avente la stessa struttura base dei piretroidi, ma dotato di una bassissima tossicità acuta nei confronti dei mammiferi, uomo compreso.

Siamo così giunti all’epilogo di questo quinto articolo della rubrica dedicato alla descrizione di una specie o gruppo di specie che per loro sventura sono considerati oggetto di ribrezzo e nei casi più gravi di fobia, “entomofobia” per la precisione, capaci di suscitare nelle persone veri e propri attacchi di panico e disturbi d’ansia, come il caso di cronaca con il quale abbiamo dato il via a questa nostra breve trattazione.

Se è vero che ciò di cui abbiamo veramente paura è proprio quello che non conosciamo, ci si augura che le informazioni qui riportate siano in parte utili a ridurre l’eccessivo allarmismo tra le persone per la vista di un insetto, di per sé innocuo, e ad approcciare con un pizzico di serenità in più alla risoluzione del problema.

 

La “luce nera” ha effetto sulla salute umana? Una trappola a luce ultravioletta può essere nociva per i miei clienti e i dipendenti? Quali norme di sicurezza occorre seguire quando si deve scegliere la tecnologia giusta per i clienti? La tecnologia innovativa può far sollevare molte domande giustificate ed è bene cercare le risposte più giuste.

Vi proponiamo qualche informazione sulla luce UV che può aiutare a prendere confidenza con l’uso di una trappola elettroinsetticida:

  • La ricerca ha dimostrato che l’intervallo ottimale per attirare gli insetti volanti è compreso tra 345 e 370 nm (nanometri) e questa è la lunghezza d’onda che viene emessa dai tubi per le trappole per mosche. Numerosi scienziati che hanno studiato il possibile pericolo per gli esseri umani concordano sul fatto che risulta innocua in normali condizioni d’uso. Nelle trappole UV per le mosche non viene usata né luce UVB, né UVC.
  • Esiste una norma europea specifica per le trappole per mosche a luce UV, la EN 60335-2-59. Le trappole PestWest sono testate secondo gli standard di sicurezza europei e ciò include in particolare i livelli massimi di radiazioni consentiti dalla Commissione internazionale per la protezione dalle radiazioni non ionizzanti (ICNIRP). Qualsiasi trappola che non rispetta questi i criteri non supera il test.
  • Le trappole UVA PestWest sono progettate per fornire un valore di uscita UVA più basso possibile, compatibile con un’efficace attrazione degli insetti. L’energia complessiva prodotta è bassa e l’esposizione ai raggi UVA è di gran lunga maggiore all’aperto in una giornata media di sole.
  • Il picco di emissione prodotta dai tubi Quantum® è di circa 365 nm. La maggior parte degli UVA è concentrata intorno al picco della lunghezza d’onda, il che significa che la lampada è “più luminosa” dove è più importante cioè la minima parte di energia elettrica viene utilizzata per produrre luce perché non serve per attirare gli insetti volanti.

 

Questa è una delle domande più frequenti dei disinfestatori: dove e a quale altezza è opportuno montare un’unità di controllo dei parassiti per garantire le migliori prestazioni?

Se segui queste semplici regole non ti sentirai mai incerto su come procedere con il posizionamento delle trappole.

1. Evita altre fonti di luce!

Le trappole elettriche devono essere posizionate in modo da ridurre al minimo la competizione creata da altre fonti di luce, quindi è opportuno non montarle vicino alle finestre.

2. Proteggi il cibo esposto!

Colloca la trappola vicino, ma non direttamente sopra, al cibo esposto o alle superfici di preparazione del cibo (se possibile per attirare le mosche lontano dalle aree di preparazione del cibo).

3. Avvicinati al nemico per combatterlo!

Osserva dove le mosche tendono a radunarsi e, se possibile, metti la trappola all’interno o vicino a quell’area.

4. Taglia loro la strada!

Colloca le trappole in una posizione di “intercettazione” rispetto al punto di ingresso principale delle mosche – normalmente porte e/o finestre – e rispetto all’area da proteggere. Negli stabilimenti di ristorazione le mosche hanno più probabilità di entrare attraverso la porta posteriore piuttosto che da quella anteriore, perché è lì che si trovano i rifiuti della cucina e le pattumiere.

5. Concediti una successiva manutenzione semplice e sicura!

Posiziona le unità dove possono essere raggiunte nel modo più semplice possibile e mai sopra macchinari in cui l’accesso può essere difficile o pericoloso.

6. Scegli l’altezza corretta!

Monta le trappole in una posizione comoda per svuotare il vassoio di raccolta, cambiare il cartoncino collante o sostituire i tubi e, nel caso di un montaggio sospeso in edifici industriali, collocale ad almeno a 2,5 metri sopra il livello del suolo, lontano dal traffico dei carrelli elevatori.

Ci sono talmente tanti luoghi in cui è possibile utilizzare le trappole per mosche che risulta impossibile seguire ognuna di queste 6 regole contemporaneamente. Avere comunque in mente questi elementi ti aiuterà a decidere cosa è meglio fare per le zone che devi proteggere.

Liberamente tradotto dal Blog di PestWest