Fortunatamente Colkim è in continua crescita e le idee e i progetti si moltiplicano. Così, contestualmente alla esternalizzazione del magazzino – valutata e concretizzata per avere più spazio e per poter rispondere meglio e più velocemente alle richieste dei clienti -, quest’estate ci siamo dedicati alla ristrutturazione dei locali al piano terra della sede di Ozzano Emilia che avevano bisogno di essere riorganizzati e svecchiati. Gli uffici sono il risultato di un accurato studio dei particolari e niente è stato lasciato al caso: la scelta delle pareti in vetro, per non chiudere e non opprimere, il pavimento tecnico, sono l’ultima tendenza per rendere gli ambienti di lavoro molto luminosi e spaziosi.

Ma spiegarli in dettaglio non renderebbe l’idea quindi vi facciamo fare un piccolo tour virtuale attraverso le immagini che trovate in questa galleria:

Dal punto di vista tecnico, il nostro obiettivo nel sopralluogo è quello di ottenere le informazioni giuste, senza perdere tempo eccessivo.

Per prima cosa, è necessario capire la natura del problema. Per farlo, occorre rispondere a due domande. La prima: quale specie è presente? La seconda: qual è il luogo di origine degli individui? Quest’ultima può essere così riformulata: gli animali vengono da fuori oppure c’è una popolazione già insediata nella struttura? La risposta a queste domande permette di avere un’idea abbastanza precisa della gravità del problema, e di quanto tempo occorrerà per risolverlo.

Ad esempio, una presenza di topo domestico dovuta ad ingressi regolari, ma senza una popolazione stabile all’interno, è risolvibile in tempi brevi, dopo una accurata verifica delle misure di esclusione. Ci tengo però a sottolineare il senso della parola “accurata”: significa che non bisogna fermarsi alla prima mancanza che si riscontra, ma che va verificata la capacità di esclusione dell’intera struttura. Assai diverso è il caso di una popolazione residente di topi o, peggio, di ratti, una situazione che richiederà un’analisi accurata (vedi sopra) delle strutture interne, alla ricerca dei probabili rifugi e delle fonti di cibo. Anche qui devo farmi delle domande precise: dove mangiano e che cosa? Dove si rifugiano? Che strada fanno per andare a mangiare?

Dal punto di vista operativo, per quanto mi riguarda, nella fase iniziale sto più che altro a sentire, nella seconda faccio molte domande, nella terza eseguo il vero e proprio sopralluogo, facendomi portare nei posti che ritengo più importanti, e interagendo con chi mi accompagna. Ho spesso notato che il cliente accetta di buon grado di dedicarmi del tempo quando mi vede concentrato sul problema, il segnale è che non obietta nulla alle richieste più impegnative del tipo “possiamo aprire qualche erogatore?”, oppure “c’è una scala per ispezionare quel cavedio?”.

Nella mia esperienza, i migliori risultati si ottengono coinvolgendo nel sopralluogo figure professionali diverse, soprattutto (in ordine crescente di importanza) i responsabili del controllo qualità, gli addetti alla manutenzione e chi ha progettato o costruito il capannone o l’edificio. Ognuna di queste figure può contribuire alla risoluzione del problema, il compito del professionista è quello di fare le domande giuste.

Poi ci sono gli strumenti, su cui si potrebbero scrivere pagine e pagine. Come molti altri, anche a costo di apparire banale, io uso sempre questi due: una mappa della struttura, su cui segnare qualunque informazione, dalle tracce di attività alla porta che non chiude; una torcia sufficientemente potente per illuminare gli angoli più bui. Anche una buona macchina fotografica sarebbe fondamentale, ma non è scontato che ci permettano di usarla. Ho visto utilizzare specchietti, telecamere da endoscopia, ginocchiere (utili per chinarsi a guardare sotto i mobili), luci ultraviolette, addirittura cani da caccia. Ognuna di queste cose può essere utile, ma servono a poco se a mancare sono la disponibilità e la capacità di applicarsi alla risoluzione di un problema.Specchio ispezioni