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Ecco gli insetticidi per la lotta alle zanzare:

1 – Diflubenzuron

Igr-inibitore dell’enzima chitina-sintetasi

azioni_diflu

Tutti gli stadi larvali vengono danneggiati ma i più colpiti sono i primi due.

No_Larv_compresse

No_Larv_granuli

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2 – S-Metoprene

IGR – Juvenoide

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Particolarmente efficace sugli stadi larvali III e IV

bollo

Larvicol_compresseLarvicol_liquido

3 – CIPERMETRINA – TETRAMETRINA – PERMETRINA – PRALLETRINA

azioni_adulti

Exit100-01

 

Cymina plus

 

Sting-03

 

Permacol 16_2-04

 

 

La Nutria è un roditore di origine sudamericana, introdotto nella seconda metà del secolo scorso negli allevamenti industriali da pelliccia di tutto mondo. La sua pelliccia, infatti, era molto apprezzata, ed era nota con il nome commerciale di “castorino”. Da questi allevamenti numerosi esemplari, fuggiti o deliberatamente rilasciati dopo la chiusura, si sono naturalizzati e oggi la specie occupa un ampio areale in tutto il Paese, con particolare diffusione nelle zone pianeggianti e irrigue.

Il problema della Nutria interessa l’agricoltura, con danni di varia natura alle colture, ma anche la funzionalità idraulica dei corsi d’acqua, visto che gli esemplari compiono estesi scavi causando così crolli e cedimenti delle sponde, con problemi di tenuta degli argini. Inoltre, la nutria presenta impatti negativi anche sugli ecosistemi, danneggiando i canneti e i nidi degli uccelli acquatici. Infine, la specie è vettore di importanti zoonosi, tra cui la leptospirosi. Insomma, da qualunque parte la si guardi, la presenza della nutria è un problema.

Nonostante ciò, la specie ha sempre goduto in Italia di uno status invidiabile, quello di specie protetta dalla legge 157/92, non potendo essere sottoposta a interventi di controllo in assenza di specifiche autorizzazioni. Gli agricoltori non potevano quindi difendersi, ma i suoi danni venivano indennizzati dalle provincie o dalle aree protette, enti che, in presenza di impatti ritenuti troppo elevati, potevano comunque attivare piani di controllo.

Nel luglio del 2014, tuttavia, le cose cambiano. Alla specie è stata tolta la protezione di legge, venendo quindi considerata alla stregua di ratti, topi e talpe, e come tale potenzialmente oggetto di controllo da parte di chiunque. Tutto risolto, dunque? Neanche per sogno, anzi, la situazione è più complicata di prima.

Il primo problema è che, non essendo più specie protetta, lo stato non può pagare più i danni alle colture prodotti dalle nutrie. Però gli agricoltori dovrebbero poter controllare le popolazioni di nutria nelle loro aziende, esattamente come fanno con i ratti o le talpe. E qui sorge il problema: con che mezzi possono intervenire i singoli proprietari? Con i rodenticidi? No, non esistono rodenticidi registrati contro la nutria. Forse con il fucile? No, è necessario il porto d’armi ad uso venatorio, e casomai solo nei periodi e nelle aree in cui la caccia è permessa, ma secondo alcune interpretazioni ciò configurerebbe l’uso improprio di arma. Con le trappole? In teoria sì, ma le trappole per le nutrie sono grandi, e ci si espone al rischio di catturare fauna protetta o animali domestici. E poi, come si sopprimono gli individui, e con che costi e modalità gli agricoltori potrebbero smaltire le carcasse di una specie potenzialmente vettore di malattie? Si aggiunga che alcune regioni prevedono anche specifiche autorizzazioni per l’uso di trappole…

In questo pantano normativo, la soluzione che si è voluta profilare da parte del Ministero della Salute e dell’Agricoltura è quella di affidare ai comuni la realizzazione di piani di controllo, come previsto dalla Circolare Interministeriale del 31 ottobre 2014. In queste attività ci potrebbe (anzi, dovrebbe) certamente essere spazio anche per i professionisti del pest control, i quali potrebbero essere tra i soggetti incaricati della gestione di tutte le fasi delle catture, previa partecipazione a opportuni corsi di formazione.

NutDC

Con l’inizio della primavera, quando le giornate non sono ancora troppo calde e il disinfestatore comincia a programmare la sua attività, non è difficile incontrare sui muri e sui tetti ancora umidi alcuni artropodi poco conosciuti, ma che in alcuni casi possono creare fastidio alle persone, mettendo in allarme i proprietari degli stabili. Generalmente i “bruchi sui muri”, pelosi e con notevole capacità di spostamento, appartengono alla famiglia degli Arctiidae (Sottofamiglia Lithosinae). Gli adulti sono farfalle anonime, con colori omogenei, dal grigio al giallastro, che a riposo tengono le ali anteriori, strette ed allungate, molto aderenti al corpo, dando l’impressione di trovarsi di fronte a piccoli bastoncelli di legno. La specie più comune del nostro paese è Eilema caniola che in questi ultimi anni ha evidenziato esplosioni demografiche: le larve, caratterizzate da una serie di tubercoli giallastri circondati da ciuffi di brevi peli, con proprietà moderatamente urticanti sulla pelle, possono arrampicarsi a centinaia sulle pareti esterne delle abitazioni, talvolta penetrando anche all’interno delle case dei centri storici. Questo problema si può osservare soprattutto in luglio – agosto, nei periodi più caldi, ma negli ultimi anni è stato segnalato anche in aprile, con le larve che hanno trascorso l’inverno alla ricerca di un ambiente idoneo per impuparsi e per dare origine, nel mese di maggio, alla prima generazione. La specie in questione, come la altre del gruppo, si nutre di licheni che crescono sulle rocce, sui muri, sui tetti. Di conseguenza queste invasioni sono legate ai parametri ambientali come temperatura ed umidità che agiscono direttamente sulle larve, presenti in microhabitat difficili, oppure sullo sviluppo delle piante nutrici.

Un altro insetto che trascorre l’inverno nascosto in fessure, anfratti sui tronchi, nel terreno, e talvolta nelle abitazioni, è un piccolo coleottero crisomelide, Galerucella luteola, di colore giallastro con alcune caratteristiche striature scure. Verso aprile-maggio gli adulti, lunghi 6-8 mm, lasciano in massa i rifugi invernali, divenendo così particolarmente visibili per raggiungere le piante di cui si nutrono come olmi e salici. Qui si accoppiano e depongono le uova. Le larve, molto voraci, raggiungono la maturità in 15-20 giorni. Durante l’estate compare le seconda generazione, seguita talvolta da una terza in autunno. E sono proprio questi individui a creare scompiglio nelle aree urbane.

Inoltre con i primi caldi i terrazzi, i sottotetti, i davanzali, i lucernari, vengono colonizzati da piccoli organismi rossi, lunghi 1-1,5 mm, molto veloci ed estremamente fastidiosi soprattutto perché se schiacciati macchiano irreversibilmente pareti, vestiti, tessuti. Sono acari (Balaustium murorum) predatori di minuscoli invertebrati che si sviluppano su muschi e licheni aderenti ai tetti, nelle caditoie, nelle fessure dei muri, ecc. La loro comparsa è legata alle superfici riscaldate dal sole; con il sopraggiungere dell’ombra spariscono, apparentemente svaniti nel nulla, per poi ricomparire quando le condizioni favorevoli si ripresentano. In Italia risultano inoffensivi, mentre in altre regioni possono pungere l’uomo, provocando reazioni cutanee più o meno evidenti.

Sempre in questo periodo troviamo invece degli insetti di colore rosso acceso, con puntini neri, che si nascondono nelle fessure e in mezzo alla vegetazione dei giardini. Si tratta di forme giovanili della cimice rossa e nera, Pyrrhocoris apterus, che quando raggiunge la maturità presenta il dorso simile a “una maschera tribale africana”.

Non è facile controllare gli “infestanti dei muri esterni”, proprio a causa dei particolari ambienti frequentati e delle popolazioni particolarmente abbondanti. I trattamenti con insetticidi residuali possono tamponare il problema, ma difficilmente lo risolvono. È preferibile essere chiari con il cliente, senza promettere i miracoli. Anzi, certe volte risulta più utile parlarne, accennando alle problematiche e alla biologia delle specie, piuttosto che intervenendo chimicamente. Potenzialmente otterremo dei vantaggi significativi di immagine che a lungo termine si potranno trasformare in risorse economiche. D’altra parte questi piccoli invertebrati, così come sono apparsi, altrettanto improvvisamente tenderanno a scomparire e a non interferire più (almeno per un po’!) con le attività umane di tutti i giorni.

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Visto il successo della Rubrica di Dario, iniziata in settembre 2015, abbiamo deciso di proporre anche la Rubrica di Mauri. Non lasciatevi ingannare dal nome accattivante e amichevole della rubrica: il “Mauri” in questione è Maurizio Bocchini, uno dei più grandi esperti in Italia per quanto riguarda gli insetti e non solo. La sua modestia e il carattere, da vero romagnolo, sempre pronto alla battuta, sembrano celare quello che in realtà possono testimoniare tutti i suoi clienti (è il Responsabile Tecnico-Commerciale di Colkim per Marche, Emilia Romagna e Toscana) e le persone che lo hanno ascoltato come Docente nei Corsi Certificati e non: fine conoscitore di tutto il regno animale in modo particolare dei cerambicidi, dei micromammiferi ma anche di uccelli strigiformi. La sua continua passione per studiare e approfondire e riconoscere i parassiti, ne fanno il punto di riferimento anche degli altri nostri esperti: spesso, in caso di dubbi sul riconoscimento di parassiti, ci si rivolge a Maurizio per avere la parola finale.

Maurizio è laureato in Scienze Biologiche, ha conseguito il Dottorato di Ricerca in Scienze dell’Ambiente e ha il Master in Difesa degli Alimenti e Sanità Ambientale; per anni ha fatto ricerca sui micromammiferi ed è anche stato disinfestatore. Ci fermiamo qui ma il suo curriculum è più corposo e dimostra quanto la Rubrica curata da lui sarà certamente interessante e approfondita.

Come sempre, pubblicheremo la Rubrica di Mauri sia nel nostro Blog che sulla nostra pagina Facebook. Seguitela!

Intervista a Iris Kraaz, consulente e manager dei parassitoidi presso Andermatt Biocontrol.

Domanda: È difficile allevare insetti utili/parassitoidi in massa?

Iris Kraaz: Non è certo un’impresa molto facile… le condizioni in laboratorio infatti non corrispondono mai alle condizioni nella natura. Inoltre non possiamo allevare solo l’insetto utile, parallelamente dobbiamo allevare anche gli ospiti idonei, quindi gli insetti nocivi. Dovranno essere a disposizione al momento opportuno di parassitizzazione – basta una lieve oscillazione della temperatura o un’irregolarità nella soluzione nutritiva per accelerare o frenare lo sviluppo.

Domanda: Sono necessari grossi investimenti?

Iris Kraaz: Sì, certo, oltre alla tecnica di laboratorio e all’infrastruttura, per esempio per la regolazione del clima, occorre parecchio personale. Un simile allevamento richiede cure e va avanti tutto l’anno 24 ore su 24 anche durante i fine settimana.

Domanda: Dispone di un brevetto per i primi quattro insetti utili?

Iris Kraaz: No. È vero che si potrebbe brevettare la procedura di allevamento ma sarebbe poi difficile e oneroso controllare se qualcuno copia la procedura e ottenere poi ragione dal punto di vista giuridico.

Domanda: È già prevista la produzione di altri animaletti?

Iris Kraaz: Attualmente ci concentriamo sui primi quattro e vorremmo che venissero utilizzati, vorremmo riuscire a produrre la quantità necessaria a rendere possibile una produzione redditizia.

Domanda: Siete in grado di rifornire tutta l’Europa?

Iris Kraaz: I presupposti ci sarebbero, potremmo incrementare la produzione in ogni momento. Stiamo cercando attivamente possibili partner di mercato in tutta Europa.

Domanda: Andermatt Biocontrol sta per diventare un gruppo di dimensioni mondiali?

Iris Kraaz: Non lo siamo già ora? – Riferito alla grandezza della nicchia di mercato paragonata al resto del mondo?! Parlando sul serio: la Andermatt Biocontrol si impegna da vent’anni per lo sviluppo e la commercializzazione a livello mondiale di prodotti fitosanitari biologici – ai quali ora per la trasformazione e il commercio si aggiunge la protezione delle scorte. Non siamo un gruppo di dimensioni mondiali bensì una ditta attiva in tutto il mondo.

Innocui per l’ambiente, per l’uomo e per le merci depositate

Tutti e quattro gli insetti utili pronti per entrare in azione cercano in modo mirato gli organismi ospite e non rappresentano alcun rischio per l’ambiente e per l’uomo. Per gli inesperti è sorprendente scoprire come sono sufficienti solo pochi insetti utili per proteggere da infestazione: un grande panificio potrebbe proteggersi dalle tignole per un anno con soli 2,4 grammi (= 1,2 milioni di esemplari) di Trichogramma evanescens, un pastificio necessiterebbe di 6 grammi di Anisopteromalus calandrae (12000 esemplari) per tenere in scacco il coleottero del pane. Gli insetti utili non si nutrono della merce depositata e non lasciano nemmeno tracce di feci dato che sono liberati da adulti e che in questo stadio non rilasciano escrementi. Gli insetti utili vivono solo fino a quando è presente il parassita mirato, poi muoiono rapidamente. La regolare pulizia permette di eliminare resti di insetti morti (utili e nocivi) dalle materie prime come cereali, noci o semolino. La strategia di rilascio è inoltre organizzata in modo che nessun insetto utile finisca nel prodotto finale.

I vantaggi:

  • Niente residui sui prodotti
  • Nessuna interruzione della produzione
  • Nessun inquinamento dell’aria nei locali
  • Nessuna resistenza
  • Nessuna pulizia supplementare necessaria nella lotta convenzionale

Nel magazzinaggio e nella trasformazione di prodotti bio le sostanze chimiche di sintesi sono ammesse unicamente nei locali vuoti o per il trattamento dei rifugi escludendo il rischio di contaminazione. In caso di infestazione acuta, il trattamento dei rifugi non è sufficiente e i sili, i magazzini e i luoghi di produzione finora dovevano essere svuotati per permettere un trattamento esteso come la fumigazione o la nebulizzazione. Perdite di produzione e costi elevati erano inevitabili.

Gli insetti utili possono prevenire ma non sono una panacea

Trichogramma evanescens (contro le tignole) e Lariophagus distinguendus (contro i coleotteri) possono essere impiegati anche a titolo curativo, il punto chiave del programma è però chiaramente la prevenzione. Una forte infestazione non può più essere controllata e l’infestazione non può essere ridotta a un livello tollerabile entro un anno solo con insetti utili.

Anche nella prevenzione gli insetti utili non sono un prodigio che rende superflua la vigilanza continua o che riduce la pulizia a un mero passatempo per fanatici dell’igiene. La liberazione di insetti utili rappresenta una misura fra tante. Gli insetti utili vanno liberati in modo estremamente mirato, previa esecuzione di un’analisi dei rischi e dei punti deboli effettuata a regola d’arte (dal punto di vista costruttivo, dell’igiene, organizzativo) e con consulenza/accompagnamento.

Metodo utile anche nel settore convenzionale

Il successo dell’iniziativa non va sottovalutato. Per la prima volta in Europa, come afferma la responsabile del progetto Gabriela Wyss del FiBL (Istituti di ricerca dell’agricoltura biologica), l’impiego di insetti utili per le derrate è stato sperimentato a livello industriale. I trasformatori dell’industria biologica all’estero dimostrano interesse per i quattro insetti utili ora disponibili. Anche il settore alimentare convenzionale presto o tardi si accorgerà di questi animaletti, infatti i prodotti chimici di sintesi impiegati finora per la protezione delle scorte sono sempre più criticati. E pure gli acquirenti dei prodotti convenzionali diventano sempre più esigenti per quanto riguarda i residui nelle derrate alimentari. La gamma di prodotti ammessi per il magazzinaggio e la trasformazione diminuisce a vista d’occhio.

Come gestire gli insetti utili

La gestione degli insetti utili presuppone determinate conoscenze e va appresa.

Colkim è a disposizione per approfondire e insegnare l’uso di questo sistema bio al 100%.

Versandeinheiten Vorratsn¸tzlinge

Un insetticida può essere efficace solo se entra in contatto con l’insetto bersaglio. Sul piano visibile, questo si basa sulle competenze e sul giudizio del Disinfestatore che deve sapere dove si trovano gli insetti parassiti e quali sono i posti migliori per applicare l’insetticida. Sul piano “invisibile” occorre l’esperienza degli scienziati, che progettano e realizzano la formulazione insetticida, per ottimizzare l’adesione dell’insetticida al corpo del parassita.

Solo i due piani insieme possono concretizzare un ottimo controllo dei parassiti e quindi possono raggiungere la soddisfazione del cliente.

La moderna tecnologia di incapsulamento permette di decidere le dimensioni delle microcapsule contenenti l’insetticida. Gli scienziati della Syngenta sanno che le dimensioni delle microcapsule influenzano fortemente le prestazioni e quando hanno sviluppato Demand® 10 CS hanno letteralmente iniziato da zero.

Su scala microscopica, molte superfici quali calcestruzzo, legno, gesso ecc, sono sorprendentemente eterogenee: rientri, pori e cavità possono essere facilmente osservati al microscopio, anche su superfici apparentemente lisce. Microcapsule di dimensioni inferiori a 5 micron (1μm è 1/1.000 mm) finiscono facilmente in queste cavità dopo l’applicazione a spruzzo, (vedi foto 1).

Microcapsule su cemento

Foto 1. Microcapsule di Demand® 10 CS sul cemento.
Le microcapsule cerchiate sono troppo piccole
per entrare in contatto con i parassiti

Poiché le zampe degli insetti sono molto più grandi delle cavità e delle rugosità delle superfici, se le microcapsule sono troppo piccole, non entrano in contatto con il parassita mentre quelle più grandi aderiscono prontamente, vedi foto 2. In effetti, l’insetticida inserito in una capsula inferiore ai 5 micron è perduto. Questo pone un limite inferiore alla dimensione delle microcapsule perché siano efficaci.

La distribuzione delle microcapsule su una superficie condizionerà anche la quantità di insetticida prelevato dai parassiti. Se le microcapsule sono troppo poche per unità di superficie, la possibilità che entrino in contatto con un insetto sono ridotte.

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Foto 2. Una capsula di Demand® 10 CS sulla zampa di un parassita

Se il diametro della sfera raddoppia, il suo volume aumenta otto volte. Pertanto, una singola capsula di 40μm di diametro contiene la stessa quantità di lambda-cialotrina di 8 capsule di 20μm di diametro o 64 capsule con un diametro di 10 micron. Con un insetticida potente come la lambda-cialotrina, sarebbe più che sufficiente la quantità contenuta in una capsula di 40μm per uccidere numerosi parassiti. Tuttavia, se la quantità di insetticida per unità di superficie rimane la stessa, il numero di capsule diminuirà velocemente all’aumentare della loro dimensione. Per riassumere, se le capsule fossero troppo grandi, la distribuzione dell’insetticida diventerebbe meno efficace, in quanto vi sarebbero meno capsule sulla superficie nonostante, potenzialmente, ogni capsula potrebbe controllare molti parassiti.

Il terzo fattore che è stato considerato nella progettazione delle microcapsule contenute nel Demand® 10 CS, è la facilità con cui una capsula può essere captata dall’insetto parassita. Un insetto parassita deve entrare in contatto con una microcapsula per fare penetrare la lambda-cialotrina. La ricerca intrapresa nel 1950 ha dimostrato che le particelle di 10 – 25 micron di grandezza si sono attaccate in modo efficace sulle zanzare. Studi più recenti, nei laboratori di Syngenta, hanno confermato queste dimensioni anche per gli scarafaggi e le mosche.

Presi insieme, questi fattori hanno guidato gli scienziati di Syngenta a realizzare microcapsule che ottimizzano la distribuzione sulla superficie trattata, aumentano la disponibilità e massimizzano la capacità di attaccarsi, proteggendo la lambdacialotrina negli ambienti difficili.

Il risultato finale è che Demand® 10 CS è un insetticida con alte prestazioni su una vasta gamma di superfici e un’ottima attività residuale.

La ricerca mostra anche che, anche su scala microscopica, la dimensione è importante.