Le Aziende di disinfestazione che si occupano del controllo delle zanzare utilizzano tecniche di lotta integrata (Integrated Pest Management) che includono sorveglianza, prevenzione, lotta larvicida e lotta adulticida.

La lotta larvicida richiede l’applicazione di sostanze chimiche negli habitat di sviluppo della zanzara con lo scopo di impedirne la trasformazione ad individuo adulto.

I due principi attivi biocidi maggiormente utilizzati su scala mondiale per la lotta larvicida agiscono sul meccanismo di muta delle zanzare inibendo il passaggio da larva a pupa (S-Methoprene) o impedendo la sintesi della chitina durante la muta dei primi stadi larvali (Diflubenzuron).

Entrambi i principi attivi sono supportati nei programmi europei e mondiali, nonché già approvati dalla Direttiva Biocidi (98/8/CE).

S-Metoprene agisce come regolatore di crescita (IGR-Juvenoiode) prevenendo la maturazione delle larve di insetto e presenta caratteristiche tossicologiche molto favorevoli.

S-Metoprene interferisce col ciclo biologico impedendo che l’insetto raggiunga la maturità e si riproduca.

Diflubenzuron è utilizzato per il controllo delle larve di zanzara nei luoghi di riproduzione e per il controllo delle larve di mosche negli allevamenti animali. È stato approvato e raccomandato in tutto il mondo da WHO, FAO e World Bank per il controllo di zanzare, mosche e locuste.

Diflubenzuron è un principio attivo inibitore dell’enzima chitina-sintetasi: durante la muta la larva si ingrossa ma non porta a compimento la muta. Diflubenzuron è larvicida per ingestione e ovicida per penetrazione attraverso il corion delle uova. Colpisce tutti gli stadi larvali, soprattutto i primi due, e i suoi effetti non sono visibili nell’immediato ma solo dopo 2-4 giorni e il suo effetto si prolunga per 3-4 settimane.

I tipi di formulazione disponibili per il disinfestatore professionista sono:

  • Liquidi, indicati soprattutto per l’impiego su grandi superfici d’acqua;
  • Granuli, particolarmente adatti quando c’è presenza di vegetazione che copre parzialmente lo specchio d’acqua da trattare;
  • Compresse effervescenti che poste a contatto con l’acqua si sciolgono rapidamente liberando il principio attivo. Può essere applicato direttamente nei luoghi di riproduzione delle larve di zanzare quali acque stagnanti e sistemi idraulici chiusi (es tombini).

Formulati Larvicidi Colkim

Nome

Principio attivo Formulazione

Larvicol Compresse

S-Metoprene

Compresse effervescenti

Larvicol Liquido

S-Metoprene

Sospensione Liquida Concentrata

Device SC 15

Diflubenzuron

Sospensione Liquida Concentrata

No-Larv Compresse

Diflubenzuron

Compresse Effervescenti

No-Larv Granuli Diflubenzuron

Granuli

Uno dei capisaldi delle attività di controllo dei roditori degli ultimi decenni prevede la presenza di postazioni fisse rifornite di esca rodenticida. È il modus operandi che si riscontra nella quasi totalità dei casi: in sostanza, si dispongono delle postazioni nell’area oggetto del controllo, si colloca l’esca e si effettuano controlli periodici, verificandone il consumo ed integrandola o, all’occorrenza, sostituendola. Negli anni scorsi, le discussioni hanno riguardato principalmente la distanza fra le postazioni, il tipo di erogatore da utilizzare e le sue caratteristiche, il quantitativo e la natura dell’esca da porre all’interno e la frequenza dei controlli.

Di recente, tuttavia, si è inserito un ulteriore aspetto, che riguarda la durata temporale del trattamento. Ciò è evidente se si dà un’occhiata alle etichette dei rodenticidi. Da questo punto di vista, la dicitura in etichetta è, in effetti, inequivocabile. I trattamenti, si legge, non devono durare più di 6 settimane. Da un punto di vista della logica delle strategie di controllo dei parassiti, ciò è perfettamente coerente con i principi della strategia integrata: si devono usare una serie di metodi per giungere all’obiettivo, e l’uso di rodenticidi è solo uno –e neppure il principale- tra i diversi che possono essere messi in atto. Tuttavia, è indubbio che ciò costituisca un segnale dei cambiamenti che stanno per avvenire nel settore. Quindi, la lotta conto i roditori sta cambiando i suoi connotati: i rodenticidi possono essere usati per affrontare un problema temporalmente e spazialmente ben definito, risolto il quale è necessario adottare tecniche alternative, sia per il controllo che per il monitoraggio. In effetti, fino ad oggi le esche rodenticide nelle postazioni venivano usate per entrambi gli scopi: da una parte per abbattere le popolazioni di roditori, e dall’altra per valutare, attraverso il livello dei consumi, l’entità della popolazione presente e, di conseguenza, il successo delle azioni di controllo.

Il controllo dei roditori sta per cambiare in modo significativo, e l’evoluzione è già in atto. Come spesso succede, quando non è il settore stesso a darsi dei limiti ed evolvere spontaneamente, sono i vincoli posti dalle normative che guidano il cambiamento. In questo caso, è stata l’applicazione delle procedure della Direttiva Biocidi ad aver avuto importanti ricadute, i cui effetti, però, devono in gran parte ancora essere apprezzati.

Nel prosieguo dell’articolo cercheremo di rispondere ad alcune domande che inevitabilmente si pongono: perché si è deciso di intervenire in modo così dirompente? Come mai gli anticoagulanti sono finiti nell’occhio del ciclone? Ed infine: come devono regolarsi i professionisti nell’immediato futuro?

TSD

Una domanda si pone in relazione all’uso degli anticoagulanti: il fatto che la loro azione avvenga con un certo ritardo rispetto all’ingestione può presentare dei problemi dal punto di vista dell’efficacia del trattamento e del rischio per le specie non bersaglio?

Per quanto riguarda l’efficacia, l’azione ritardata, accanto all’innegabile vantaggio di non provocare la diffidenza nei confronti dell’esca, presenta un rovescio della medaglia: il roditore può continuare ad andare in giro a nutrirsi, contaminando l’ambiente e gli eventuali alimenti in esso presenti. Tale evidenza, nota anche come “dead mouse walking”, presenta l’ulteriore inconveniente di fare sì che i consumi di un individuo intossicato riguardino più postazioni e si protraggano per più giorni, con il risultato che il professionista incontra difficoltà per una precisa localizzazione del problema ed una sua tempestiva risoluzione. Ciò si accentua laddove vi sia la presenza di molti individui, dove la sommatoria di queste imprecisioni fa sì che non si riesca ad avere il polso dell’entità del problema e della sua risoluzione, inducendo il professionista, di fronte a consumi abbondanti e spazialmente diffusi, a sospettare, spesso impropriamente, la presenza di individui resistenti.

Inoltre, il progressivo diffondersi delle emorragie al cervello provoca la perdita della percezione del pericolo e del ritmo giorno-notte, con il risultato che gli animali vanno in giro in pieno giorno e senza adottare le abituali precauzioni di muoversi al coperto, diventando così assai vulnerabili alla predazione da parte di animali non bersaglio.

Ciò è aggravato dalla possibilità che hanno gli individui di nutrirsi per più giorni, ingerendo quindi grandi quantitativi di esca, ed accrescendo così il rischio per i predatori.

Inoltre, la visibilità di animali attivi in pieno giorno è comunque un effetto collaterale piuttosto sgradevole, che può presentare problemi per il cliente finale, e necessita di un’informazione accurata da parte del professionista.

Tutti questi inconvenienti possono essere gestititi efficacemente dal professionista grazie alla conoscenza dei meccanismi che li causano, adottando le dovute precauzioni in termini di corretta informazione ai clienti, e selezionando i principi attivi più sicuri per gli animali non bersaglio.

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