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Il Palazzo si trova nel cuore del centro storico di Todi in Piazza del Popolo. Tra il 1334 ed il 1347, il Comune realizzava il Palazzo dei Priori, in forme gotiche e con una torre quadrangolare. Il Palazzo subirà poi un intervento di rifacimento nel ‘500, cui si deve la sobria facciata che costituisce il fondale della piazza.

All’inizio del 2016 è stata fatta l’installazione di Bird Free per proteggere l’ascensore del Palazzo Priori dall’invasione dei piccioni.

Qui vi presentiamo alcune foto del prima e dopo l’intervento. All’epoca si erano concentrati dove si erano insediati il maggior numero di piccioni.

Vista l’efficacia dell’applicazione, il Comune di Todi ha deciso di ampliare il lavoro e proteggere altre parti che, rimaste sprovviste di Bird Free erano state infestate dai piccioni in cerca di nuovi posatoi. Così in Settembre di quest’anno, è stata fatta la nuova installazione.

Nella seconda installazione è stata suggerita una soluzione molto curiosa da applicare nel caso in cui i piccioni avessero continuato ad appollaiarsi sul pavimento: applicare due file di dischetti a 20 cm fissandoli su un tappeto di erba sintetica da asportare quando i piccioni si saranno allontanati definitivamente da tutto lo stabile.

Dopo soli 4 mesi di rodaggio, possiamo affermare che il trasferimento della nostra logistica presso Arco Spedizioni ha avuto successo: i tempi di consegna sono molto più veloci e la precisione di consegna non ha subito variazioni.

A questo punto ci sentiamo pronti per la seconda parte del progetto: attraverso i depositi di Arco, vogliamo scegliere alcune città italiane e realizzare dei piccoli magazzini Colkim che terranno a disposizione articoli che potremmo definire “di prima necessità”, in modo che le consegne siano ancora più veloci e che, previo accordo, i clienti stessi possano andare a ritirare il materiale necessario anche in piccoli quantitativi.

Le due città pilota sono Cagliari e Catania. Sono state privilegate perchè, per ovvie ragioni, i tempi di recapito in queste zone sono molto più lunghi rispetto al resto d’Italia.

Per primi, i clienti siciliani e sardi potranno iniziare a testare la velocità e anche la possibilità di ritirare direttamente presso il deposito Arco di competenza.

L’obiettivo di Colkim è quello di essere sempre più vicina ai clienti e di facilitare  chi è sempre troppo preso dal lavoro e non riesce a organizzare bene il magazzino.

Evidentemente non potranno esserci tutti gli articoli del nostro catalogo ma, sempre nell’ottica di essere di supporto ai clienti, sarà possibile anche decidere congiuntamente i prodotti che più facilmente potranno essere richiesti dai disinfestatori della zona.

Per qualsiasi informazione in merito a questo progetto, potrete contattare il nostro Customer Service o l’agente di zona (in questo caso è il Dott. Carmelo Capizzi che si occupa sia della Sicilia che della Sardegna).

Questo servizio sarà disponibile da Gennaio 2017 e, non dubitate, nel corso dell’anno avremo altre città italiane che potranno agevolare i clienti con la medesima modalità.

Per informazioni e ordini contattare:

Customer Service: Tel. 051.799.445

Carmelo Capizzi: Tel. 380.704.58.54

I nuovi depositi Colkim:

ARCO CAGLIARI

Località Truncu Is Follas
09032 Assemini (CA)

ARCO CATANIA

Via Brucoli 20/B
Contrada San Giuseppe La Rena
95121 Catania (CT)

La soluzione prospettata è stata quella di distribuire le esche in pellets (a base di brodifacoum) lanciandole da elicotteri, una metodologia utilizzata con successo in molte isole oceaniche, e anche nel Mediterraneo. Le esche avrebbero dovuto essere lanciate in inverno, quando la loro degradazione risulta estremamente rapida per le piogge, in un periodo in cui non ci sono uccelli di passo né nidificanti. Per le capre si è costruito un recinto, dove rinchiuderne un nucleo onde garantire la sopravvivenza della popolazione.

A gennaio 2012 tutto era pronto, ed il primo lancio è avvenuto senza problemi particolari. Benché i lanci previsti fossero tre, distanziati un mese circa uno dall’altro, è stato necessario eseguirne solo un secondo, che peraltro ha interessato una parte limitata dell’isola.

Oggi, a distanza di oltre tre anni, è possibile dire che l’intervento è stato coronato da successo: i ratti sono scomparsi, le berte nidificano con successo, e la loro colonia è aumentata considerevolmente in termini di coppie nidificanti. Per quanto riguarda le capre, benché si siano registrate alcune perdite, la popolazione è tornata rapidamente al livello di prima dell’intervento, ed è facile osservarle mentre si aggirano a piccoli gruppi sulle rocce dell’isola. La colonia di gabbiano reale (specie peraltro abbondante in tutte le isole italiane, che nidifica anche nelle grandi città, e che spesso si alimenta nelle discariche) è diminuita, ma il calo si è verificato a distanza di due anni dall’intervento, e quindi non è chiaro se la causa sia da ricercarsi nell’intervento stesso o in qualche altro fattore (chiusura di qualche discarica nella terraferma, etc). Nessun impatto è stato invece riscontrato su rapaci e corvi imperiali.

Quale lezione abbiamo imparato da questo progetto, il cui esito è stato giudicato di grande successo dalla stessa Unione Europea?

In primo luogo, che con una adeguata preparazione e solide basi tecniche è possibile risolvere i problemi ambientali, almeno quelli confinati nel ristretto ambito di un’isola.

In secondo luogo, che i progetti così articolati devono essere valutati nel loro complesso, e non solo dal punto di vista emotivo di chi si ferma alle possibili conseguenze nell’immediato sulle popolazioni non bersaglio (che peraltro non ci sono state), senza valutare i benefici nel medio e lungo periodo.

In conclusione, come afferma anche l’Unione per la Conservazione della Natura (IUCN), in questi progetti le eventuali perdite di animali non bersaglio costituiscono l’inevitabile prezzo da pagare per conseguire benefici ben più grandi. La sfida che ci attende nell’immediato futuro è quella di mantenere l’isola libera dai ratti il più a lungo possibile.

È quasi inverno. In questi giorni è difficile pensare ad aracnidi come gli scorpioni, simbolo di ambienti caldi e deserti, eppure in qualche abitazione qualcuno li ha notati! Qualche segnalazione in Centro Italia è stata fatta addirittura all’esterno, sui muri e in prossimità del tetto. Non è così strano in quanto con le basse temperature rallentano semplicemente il metabolismo, e diventano attivi di notte, muovendosi alla ricerca di piccole prede. Hanno otto zampe, una “coda” con l’aculeo del veleno e un paio di grosse chele (pedipalpi) con le quali spesso catturano piccoli invertebrati come collemboli, “pesciolini d’argento”, grilli, blatte, piccoli ragni, “porcellini di terra” (crostacei oniscidi), trattenuti e poi sminuzzati da 2 piccole appendici (cheliceri) situate in prossimità della cavità orale.

Questi cacciatori possono fare anche un pasto alla settimana o digiunare per mesi; utilizzano l’apparato del veleno soprattutto a scopo di difesa e per immobilizzare grossi insetti.

In Italia, dopo complesse analisi genetiche, e morfologiche, sono state individuate numerose specie appartenenti al genere Euscorpius (per alcuni ricercatori almeno 13!), di difficile identificazione e lunghe dai 2 ai 6 cm. Alcune hanno addirittura una distribuzione piuttosto limitata: una specie vive nell’isola di Montecristo e un’altra in provincia di Napoli, isole comprese!

I giovani sono generalmente di colore chiaro, mentre gli adulti possono variare dal nero al marrone molto scuro, anche se alcune popolazioni sono di colore giallastro. Gli accoppiamenti avvengono in primavera/estate: dopo una gestazione di 7-13 mesi, la femmina “partorisce” 5-30 piccoli, biancastri e lunghi pochi mm. La madre li trasporta sul dorso per diversi giorni, fino al completamento della seconda muta. Quindi i giovani si allontanano e raggiungono la maturità sessuale dopo 1-2 anni. Durante il giorno si nascondono negli anfratti bui e umidi degli ambienti naturali, ma diverse specie frequentano con successo gli ambienti urbani, colonizzando in particolare legnaie, muretti a secco, fessure di abitazioni antiche, scantinati, infissi vetusti di porte e finestre, massi e legname umido a contatto con il terreno. Generalmente sono timidi, inoffensivi e tendono a fuggire; solamente in pochi casi possono pungere. Se ciò accade, il dolore è piuttosto intenso, come quello di una puntura di un’ape o di una vespa, ma raramente si possono riscontrare sintomi più seri.

In presenza di una infestazione, è necessario bonificare prima di tutto l’ambiente esterno, eliminando ed allontanando i potenziali rifugi degli scorpioni come materiale accatastato, pietre, rami e cortecce Un trattamento chimico (formulazioni: microincapsulati/sospensioni concentrate) sul perimetro, in crepe, cavità e su parte dei muri, fino ad un’altezza di 1-2 m, permetterà di risolvere o minimizzare nel tempo il problema. All’interno dei locali, oltre a disinfestazioni mirate nelle aree critiche e all’utilizzo di fumogeni e/o bombolette autosvuotanti, se gli individui sono presenti in numero limitato possono essere posizionate delle semplici trappole a colla lungo i potenziali passaggi e in prossimità degli accessi con l’area esterna.

Pochi invece conoscono gli pseudoscorpioni, appartenenti alla fauna tipica del suolo. Sembrano scorpioni in miniatura (1-8 mm), ma sono privi della “coda” e dell’aculeo.

Sono eccellenti predatori di minuscoli artropodi come larve, acari, collemboli, psocotteri e, anche se sfuggono alla vista, non è così raro scoprirli negli ambienti domestici e in qualche azienda alimentare. Ad esempio Chelifer cancroides e Chthonius sp. si trovano sovente nelle abitazioni, in punti molto umidi come i bagni, sotto vecchi giornali e nei nidi di piccoli volatili, mentre Cheiridium museorum, anche se si riscontra in ambienti simili, non disdegna vecchie biblioteche e collezioni museali.

Diversi anni fa alcuni studi del Dipartimento di Scienze e Tecnologie dell’Università di Catania avevano evidenziato all’interno di vecchi magazzini contenenti grano rovinato e in cattive condizioni igieniche numerosi individui di Withius piger, i quali predavano soprattutto larve di tribolio. Un altro curioso comportamento di questi inoffensivi cacciatori è quella di spostarsi da un sito all’altro utilizzando come mezzo di trasporto insetti (ditteri, coleotteri, imenotteri), mammiferi ed uccelli. Di fatto sono come autostoppisti che, senza farsi notare e “aggrappandosi” con le loro appendici, si fanno dare un passaggio su lunghe distanze!

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SCHEDE DI SICUREZZA: VALIDITA’ E CONFORMITA’ LEGISLATIVA

Le schede dati di sicurezza (SDS) sono documenti sintetici che riportano in modo conciso tutte le caratteristiche chimico-fisiche, tossicologiche, ambientali di una sostanza chimica o di una miscela, e la relativa classificazione.

Le SDS sono obbligatorie se i preparati/miscele sono classificati pericolosi in accordo con il Regolamento CE 1272/2008 (CLP).

Attualmente, e fino al 1 giugno 2017, le SDS per le miscele pericolose possono essere conformi a più di un riferimento normativo.

Infatti, secondo l’Art. 2 Reg. 2015/830 (fatto salvo l’articolo 31, paragrafo 9, del regolamento CE n. 1907/2006): “le schede dati di sicurezza fornite ai destinatari anteriormente al 1° giugno 2015 possono continuare ad essere utilizzate e non è necessario che siano conformi all’allegato del suddetto regolamento fino al 31 maggio 2017”.

Di conseguenza, al momento è possibile trovare sul mercato SDS che riportano diverse date di aggiornamento, ma comunque da ritenersi valide.

Riportiamo di seguito per chiarezza le diverse possibilità che potrete trovare:

  • SDS conformi al Regolamento 2015/830: SDS emesse o revisionate dopo il 1 giugno 2015 (classificazione ed etichettatura CLP);
  • SDS conformi all’Allegato I del Reg. 453/2010: per i prodotti che erano già stati immessi sul mercato prima del 1 giugno 2015 con classificazione (ed etichetta) secondo DPD (la SDS riporterà la doppia classificazione CLP e DPD solo nella sezione 3.2);
  • SDS conformi all’Allegato II del Reg. 453/2010 modificato: per i prodotti che erano già stati immessi sul mercato prima del 1 giugno 2015 con classificazione secondo CLP (la SDS riporterà la doppia classificazione secondo DPD e CLP nelle sezione 2.1 e 3.2 – mentre nella sezione 2.2 relativa all’etichetta deve essere riportata la classificazione secondo CLP).

Le SDS non hanno quindi una “scadenza”: l’unico requisito che devono soddisfare è l’aggiornamento all’ultima normativa vigente. Tale aggiornamento deve essere immediato da parte del fornitore se vi sono nuove informazioni relative alla classificazione, alle misure di gestione del rischio o autorizzazioni/restrizioni specifiche.

SCHEDE INFORMATIVE DI SICUREZZA: QUANDO APPLICABILI E QUANDO NO

In base a quanto stabilito dagli artt. 31e 32 del Regolamento Reach, per tutti i prodotti non classificati pericolosi in base ai criteri del Regolamento 1272/2008 (CLP), non è prevista la redazione della Scheda dati di Sicurezza.

Di conseguenza, in virtù delle disposizioni legislative vigenti, Colkim metterà a disposizione per i suoi clienti una Scheda Informativa di Sicurezza (SIS) e non una scheda dati di sicurezza (necessaria solo per i prodotti pericolosi).

Le SIS riporteranno le principali informazioni utili all’utilizzatore, come di seguito elencate:

  • Nome commerciale del prodotto;
  • Breve descrizione e usi consigliati;
  • Composizione;
  • Utilizzo in sicurezza;
  • Metodi di trattamento dei rifiuti.

Al fine di fornire un servizio aggiornato e tempestivo ai propri clienti, Colkim renderà disponibili nell’area pubblica di questo sito le SDS e le SIS sempre aggiornate e conformi. 

La notizia appare su molti quotidiani e siti web di informazione nel gennaio del 2012: sull’isola di Montecristo, nel Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano, si sta per abbattere un bombardamento di esche avvelenate per eliminare i ratti. Si usano espressioni forti, si parla di bombardamento, appunto, ma anche di disastro ambientale imminente, e così via.

In quelle fasi nessuno -anche chi, come il sottoscritto, ha partecipato attivamente all’intervento- è riuscito a far sentire come avrebbe dovuto la propria voce. Com’era possibile, d’altronde, quando fioccavano esposti alla magistratura, interrogazioni parlamentari bipartisan, comunicati di fuoco di associazioni animaliste e ambientaliste (peraltro solo alcune contrarie all’intervento)?

Adesso che, a più di tre anni di distanza, le acque si sono calmate, proviamo a ragionare insieme su cosa effettivamente è stato fatto e quali risultati si sono ottenuti.

Partiamo dal problema: i ratti sono giunti sulle isole nei secoli scorsi, portati dalle imbarcazioni e diffondendosi rapidamente. È ben noto che essi costituiscono un fattore di grave rischio per gli ecosistemi autoctoni. Nel caso specifico di Montecristo, i ratti esercitavano una predazione spietata sui pulcini della berta minore, un uccello tutelato a livello internazionale, e in declino proprio a causa della predazione dei ratti. Per chi volesse constatare con i propri occhi la veridicità tale predazione, può vedere il video (piuttosto scioccante, a dire il vero, e non adatto alle persone sensibili) girato sull’isola di Pianosa dal Parco Nazionale. Va detto che l’azione dei ratti non si esercita solo sulle berte, ma anche su piante ed altre specie animali, come è stato dimostrato in studi condotti su isole di tutto il mondo.

Il Parco Nazionale, responsabile della tutela delle specie minacciate e degli ecosistemi dell’isola, insieme a Corpo Forestale dello Stato (UTB di Follonica), ISPRA e Nemo srl, hanno messo in campo mezzi e uomini per risolvere il problema, ottenendo un finanziamento LIFE alla Commissione Europea.

Un pool di esperti, di cui ho avuto l’opportunità di fare parte, è stato incaricato di progettare l’intervento, che presentava molte difficoltà, soprattutto a causa delle grandi dimensioni dell’isola (oltre 1000 ettari) e della sua orografia molto accidentata (la cima più alta è di oltre 600 m), con ampi settori dell’isola inaccessibili. Inoltre, sull’isola è presente una popolazione di capre di origine molto antica, e altre specie di uccelli (gabbiani, gheppi, falchi pellegrini, corvi imperiali, etc). Come riuscire, quindi, a distribuire le esche in modo uniforme sull’isola, eliminando i ratti e riducendo quanto più possibile l’impatto sulle altre specie?

Circa 3.000 professionisti della disinfestazione si sono riuniti a Seattle, Washington, USA, dal 18-21 ottobre, per partecipare a PestWorld 2016.
Questa conferenza/fiera annuale è la mostra più grande del mondo ed è sempre stata all’altezza del suo nome.
Noi siamo andati a curiosare anche quest’anno ma… forse, per la prima volta in tantissimi anni, siamo rimasti un po’ delusi: gli stand erano più dimessi del solito e anche chi ha sempre avuto stand molto appariscenti (escluse le grosse multinazionali), quest’anno si è presentato un po’ sottotono.
Per noi è comunque stata l’occasione per salutare e fare due chiacchiere con i nostri fornitori Basf, B&G, Bell, Green Gorilla, PestWest, Syngenta,Trece, Woodstream, X-cluder.
Per il resto non vogliamo anticipare niente di alcune novità che vi presenteremo nel 2017!
Continuate a seguirci…

In caso di infestazioni da Blatella germanica particolarmente persistenti, è necessario ricorrere a un approccio onnicomprensivo. Un costoso trattamento a tappeto non è necessariamente l’approccio corretto. Un programma di disinfestazione mirato e sistematico a base di esche in gel di alta qualità abbinato al monitoraggio continuo è la soluzione più adeguata; il programma può durare anche diverse settimane e la collaborazione degli inquilini (o dipendenti) e del personale di pulizia è fondamentale.

Quella che riportiamo di seguito è l’esperienza dei disinfestatori britannici Paul Keyworth, di Reliable Pest Control, e Mark Sheldon, di Integrated Pest Solutions, che lo scorso anno hanno unito le loro forze e le loro risorse, assieme al personale di un ristorante con 300 coperti dell’area di Manchester, per debellare una grande infestazione di scarafaggi che numerose imprese di disinfestazione non erano riuscite ad estirpare.

Non penso di aver mai visto così tanti scarafaggi in vita mia”, ricorda Paul Keyworth. “Ce n’erano centinaia, ovunque. E non solo in cucina e dietro il bancone del bar. I clienti scattavano perfino foto da postare su Trip Advisor!

Diverse imprese non erano riuscite a debellare l’infestazione – da operatori a basso costo che applicavano insetticida spray e in polvere settimanalmente, a grandi società che avevano chiesto €2.500 per un singolo intervento di disinfestazione -. Il motivo del fallimento era semplice: non erano riusciti a colpire l’infestazione alla radice, anche a causa del grande numero di mobili fissi e arredi, senza parlare poi delle pareti e dei soffitti”.

I due disinfestatori hanno optato per un programma di trattamenti intensivo “fuori orario” con la collaborazione del personale di pulizia a partire dalle 6 di ogni mattina, dal venerdì al lunedì. La stretta collaborazione con gli addetti alle pulizie e il personale del bar ha consentito di spostare tutte le attrezzature e, ove necessario, smontarle in parte per ispezionarle e procedere con il trattamento.

Il personale e gli addetti alle pulizie hanno spostato le apparecchiature, consentendoci di applicare un aerosol piretroide in ogni possibile rifugio.

Dopo la rimozione, abbiamo eliminato attentamente ogni residuo di spray e quindi applicato Goliath® Gel in numerosi punti di adescamento. Non è il prodotto più economico sul mercato, ma entrambi abbiamo potuto constatare la sua efficacia ed affidabilità di lunga durata. E se lo si applica con la giusta precisione, è necessaria una quantità inferiore rispetto alle altre esche in gel in commercio, quindi nel lungo termine è più conveniente degli altri gel”.

La parte finale del programma di disinfestazione ha comportato l’attento posizionamento di trappole a colla nelle zone maggiormente infestate per monitorare il livello dei parassiti.Sebbene il personale del ristorante abbia notato un notevole miglioramento nell’infestazione nelle prime due settimane, le trappole di monitoraggio continuavano a indicare un problema di fondo. Paul e Mark hanno potuto ridurre le loro visite ad una per settimana, e poi ogni due settimane, già dopo due mesi di trattamento.

Il ristorante si trova in un condominio con appartamenti ai piani superiori e con almeno altri due ristoranti nelle vicinanze”, spiega Paul Keyworth. “I controsoffitti e le condutture rendono inevitabile la reinfestazione nelle aree al di fuori del nostro controllo. Quindi non dobbiamo abbassare la guardia e dobbiamo intervenire con tempestività per prevenire una nuova infestazione”.

È solo una questione di conoscere bene l’insetto da eliminare e di ricorrere al programma di disinfestazione più efficace. L’adescamento tramite gel si è rivelato estremamente efficace e non abbiamo dovuto usare più di cinque cartucce di Goliath® Gel per tutto il lavoro effettuato fino ad oggi. Le trappole a colla ci sono costate di più del gel. Oltre ad utilizzare l’esca più affidabile e ad azione più rapida, è importante prendersi il tempo necessario ed applicarsi costantemente per portare a termine il lavoro di disinfestazione, per il quale dobbiamo essere molto di più di semplici tecnici.”

Ora, i proprietari del ristorante si fidano nuovamente dei disinfestatori; abbiamo dimostrato loro che una soluzione rapida non è sempre la più idonea e che non bisogna aspettare troppo a lungo prima di chiedere aiuto alle persone giuste. Credetemi, anche molte altre aziende dovrebbero imparare da queste lezioni”, conclude Mark Sheldon.

 

Goliath® Gel è un marchio registrato di BASF.
Goliath® Gel contiene lo 0,05% di fipronil. Usare i biocidi con cautela.
Prima dell’uso leggere sempre l’etichetta e le informazioni sul prodotto.
 
 
Per gentile concessione di BASF